lunedì 31 marzo 2008

Perchè è opportuno ponderare bene la scelta di recarsi ad un concerto con il sottoscritto



“Ma sei sicuro che partire adesso da Urbania per Ancona sia una mossa saggia?”

“Certo, così possiamo pure fermarci dal Cioppo a far merenda!”

“Se lo dici tu. Comunque sei scemo”

Poco meno di due ore dopo (merenda inclusa) siamo davanti al Barfly.
Non capisco il disappunto di Strufuluffina che si lamenta di non so bene quale fissa della puntualità da parte mia: in fin dei conti il concerto inizia alle 22:30. E sono già le 19:00 (manca ancora qualche minuto, a dire il vero).
Io mi sento perfettamente in orario.

Viene il momento di cercare qualcosa da mangiare: io sono riluttante a spostare la macchina ora che abbiamo trovato parcheggio, metti che quando torniamo non c’è più posto?
Alla fine cedo e chiedo al navigatore (arnese malefico come pochi altri) se casualmente conosca un posto dove poter dare ascolto ai nostri bisogni primordiali: a suo dire nel giro di un paio di chilometri dovrebbero esserci ben tre ristoranti/pizzerie/baretti/camionicinidiporchettari adati allo scopo.
Vi risparmio il resoconto dettagliato di come è andata davvero la ricerca, dirò semplicemente che sui tre locali millantati uno è risultato essere chiuso e situato in un centro commerciale di tale splendore che anche i cani andavano in giro armati, due si sono rivelati totalmente inesistenti: mangiamo in una pizzeria al taglio vista al volo da Strufuluffina durante la disperata ricerca.

Mezz’ora più tardi siamo di nuovo davanti al Barfly e a me comincia a venire il dubbio di essere davvero partito con un po’ troppo anticipo: trovo di nuovo lo stesso parcheggio e intorno a noi è il deserto, nessun movimento, nessun suono.
Passano i minuti e i primi timidi avventori iniziano ad aggirarsi nello spiazzo antistante il Barfly per fare i biglietti (che io, per non sapere né leggere né scrivere ho acquistato in prevendita un mesetto prima).
Peccato che l’unica parte aperta del locale sia, per ora, solo la biglietteria.

Usciamo dalla macchina per fare quattro passi.

Ora, se avete una ragazza su cui volete fare colpo, mi sento veramente di consigliarvi di portarla a passeggiare al chiaro di luna nella zona industriale di Ancona. Ve ne sarà grata.

Per creare l’illusione di un tempo più disposto a scorrere di quanto in realtà non sia, porto l’orologio avanti di un’ora (alle due scatta l’ora legale).

Finalmente, non so nemmeno più io quanto tempo dopo, riusciamo ad entrare.

“Ahah! E’ vero che abbiamo aspettato tanto ma guarda dove siamo! Possiamo lustrare le scarpe ai musicisti da quanto siamo vicini al palco!”

“Idiota, saremo venticinque persone”

“Sempre a caccia dei sofismi, tu…”

Sono le nove e tre quarti (ora solare) e noi siamo appollaiati alle transenne.

Va detto che il gruppo si fa attendere fino alle undici prima di presentarsi (ora nella quale il locale è invece davvero stracolmo di gente), credo per fare dispetto a me.

Bene, fine della parte scombiccherata che parla di come venire ad un concerto con il sottoscritto possa essere un’esperienza emotivamente devastante.

Ci vorranno ora due parole sul concerto.

Prima le note dolenti: non si sente una beata mazza.
E’ vero che siamo a tre centimetri dalla cassa spia del buon Claudio (il chitarrista), ma sembra che Francesco Bianconi canti direttamente dal camerino.
Per fortuna dopo il primo pezzo il fonico si toglie il prosciutto dalle orecchie e qualcosa migliora, ma nel complesso non si può certo dire che sia un concerto fonicamente riuscito.

Per il resto, signori, pura meraviglia.
Bianconi e soci sono grandissimi, suonano da Dio e non lasciano un attimo di spazio alla noia.
Si balla, si urla (tantissimo), si canta (più di quanto non si urli), ci si diverte un sacco.
In definitiva, se conoscete i Baustelle non potete perdervi un loro concerto, se non li conoscete non avete proprio scuse: dovete vedere un loro concerto, li amerete.

Per inciso, anche se lei dice il contrario, continuo ad essere convinto che la mia dolce fidanzatina sarebbe salita sul palco per disossare Rachele che, suonando il piano, mi ha gentilmente sorriso, splendida come sempre.

Strufuluffina dice anche che non devo ricordarle il trauma della scaletta rubatale sotto gli occhi e io non ne parlo.

venerdì 28 marzo 2008

Giubilo, Goethe vive!



Cito testualmente da "Sorrisi e canzoni TV", dove si sta parlando dei Tokio Hotel:

"I loro testi parlano d'amore o di disagio giovanile, ma lo fanno in modo positivo, anche se con un velo di malinconia. Un po' nello stile degli scrittori romantici di fine '800. Insomma, "I dolori del giovane Werther" di Goethe però in salsa rock."

E così anche oggi abbiamo reso un po' più profonda la fossa in cui giace il putrescente cadavere della cultura.
Amen.

giovedì 13 marzo 2008

Fermi maramaldi!



"Baustelle in concerto! Prezzo popolare!
Dovrete correre dietro ai biglietti!"

Quando ho letto (più o meno) questa frase su diversi siti internet non credevo si dovesse intenderla in senso letterale.

Appena uscito dall'agenzia viaggi con in mano i miei due bigliettucci una folata di vento me li ha strappati di mano e, come un cretino, mi sono dovuto fare diversi metri di corsa a rotta di collo prima di riacchiapparli spiaccicati contro un albero.

Ad ogni modo, per chi verrà l'appuntamento è Sabato 29 Marzo al Barfly di Ancona, ore 22:30.

mercoledì 12 marzo 2008

Ahi!



Mi sono appena fatto un bernoccolo sbattendo la zucca contro l'armadio della mia camera.
Mi sembrava giusto condividere la cosa.

martedì 11 marzo 2008

Abbasso lo Scià! Abbasso lo Scià!



Ci sono film che ti lasciano un sapore buono in bocca. Come un buon vino.
Si infilano negli antri più nascosti di te, ma passano solo in quelle sale squallide e umide piene di fascino.
Sono film che con il tempo possono solo migliorare.

Uno di questi è "Persepolis" di Marjane Satrapi.
Incantevole.

lunedì 10 marzo 2008

Due parole



"Caos calmo" è un esempio perfetto di cosa succede a voler fare un film tratto da un libro splendidamente non cinematografico.

"Lo scafandro e la farfalla" mi ha lasciato letteralmente devastato: ironico e dolorosissimo, pittorico e verista, acciaio e seta.

mercoledì 5 marzo 2008

Ipse dixit



La democrazia è stato il primo vagito della cultura pop, nel bene e nel male.

martedì 4 marzo 2008

Io sono



Io sono ogni mia idea. Buona o stupida.
Io sono i miei acciacchi. Ci convivo.
Io sono l'amore per la mia donna. Ardiamo.
Io sono le mie passioni. Evanescenti e rimbalzanti.
Io sono ogni film che ho visto. Anche quelli dimenticati.
Io sono le corde della mia chitarra. Consumate.
Io sono il mio pisello. Ci vado parecchio d'accordo.
Io sono le mie paure. Le coccolo.
Io sono i miei sfoghi. Li covo.
Io sono il mio rancore. C'è e basta.
Io sono le mie braccia, dita, faccia, gambe e piedi. Pigri.
Io sono lo specchio che mi riflette. Sbarbato o no.
Io sono la cacca che faccio al mattino. Di solito.
Io sono i giorni che ho perduto a far nulla. Tanti.
Io sono le ore di furia creativa. Mi consumano.
Io sono le mie notti insonni. Fastidiose.
Io sono le pagine che ho sfogliato. Profumate.
Io sono corporeo e incorporeo. Sono e sarò.

Che vi piaccia o no.

lunedì 3 marzo 2008

Alfredo



Non amo inserire testi di canzoni nei miei post: lo faccio di rado perchè trovo che sia un modo elegante ma ruffiano di riempire la pagina vuota.

Oggi faccio un'eccezione.


ALFREDO

Un pezzetto bello tondo di cielo d’estate sta sopra di me. Non ci credo. Lo vedo restringersi. Conto le stelle. Ora. Sento tutte queste voci. Tutta questa gente ha già capito che ho sbagliato. Sono scivolato. Son caduto dentro il buco. Bravi, son venuti subito. Son stato stupido. Ma sono qua gli aiuti. Quelli dei pompieri. I carabinieri. Intanto Dio guardava il Figlio Suo. E in onda lo mandò. A Woytila e alla P2. A tutti lo indicò. A Cossiga e alla Dc. A BR e Platini. A Repubblica e alla Rai. La morte ricordò. Scivolo nel fango gelido. Il cielo è un punto. Non lo vedo più. L’Uomo Ragno mi ha tirato un polso. Si è spezzato l’osso. Ora. Dormo oppure sto sognando, perché parlo ma la voce non è mia. Dico Ave Maria. Che bimbo stupido. Piena di grazia. Mamma. Padre Nostro. Con la terra in bocca. Non respiro. La tua volontà sia fatta. Non ricordo bene. Ho paura. Sei nei cieli. E Lui guardava il Figlio Suo. In diretta lo mandò. A Woytila e alla P2. A tutti lo mostrò. A Forlani e alla Dc. A Pertini e Platini. A chi mai dentro di sé il Vuoto misurò.


Baustelle, dall'album "Amen", 2008